Mi accingo faticosamente a riannodare l’ordito della mia vita amorosa: nella mia mente ormai non più perfettamente lucida, passato, presente e vagheggiamenti di un improbabile futuro a volte si intersecano, altre volte, irragionevolmente, si identificano, ma  più spesso, per fortuna, riaffiorano separati permettendomi di scavare con lucida freddezza nelle profondità della mia anima, estraendone, sia pure poco agevolmente, fatti e immagini che temevo di aver perso per sempre e che ora assumono una luce nuova, forse più vera (mi sbaglio?). Forse sarebbe saggio che fosse un altro a raccontare quella parte della mia vita che tanta importanza ha avuto nella formazione della consapevolezza di me e della mia capacità di amare ed essere amato: sicuramente il racconto guadagnerebbe in obiettività, rispettando con maggiore correttezza analitica e formale i fatti come accaddero e i dialoghi come si svolsero, ma inevitabilmente perderebbe in immediatezza oltre che farmi apparire troppo spesso un debosciato e un edonista piuttosto che quel groviglio di inquietudini e contraddizioni quale io sono da sempre.  Mi arrovello nella difficoltà di scegliere da dove cominciare: quale conforto sarebbe avere una guida spirituale a cui appoggiarmi nei ricordi più controversi, o sfruttare un canovaccio prestabilito per non perdere di vista l’essenziale, il cuore di ogni episodio, ma troppo tempo ho perso per decidermi a scrivere e il timore di perdere nuovamente questa opportunità mi impone di rompere gli indugi, di sciogliere il velo dei ricordi e guardare coraggiosamente dentro di me, combattendo la paura di annegare nell’oceano della nostalgia…

 

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Autoritratto (1899)