vorrei

Il tentativo umile e interminabile di trovare la magica formula che coniughi arte e poesia

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Francesco Gioli - Spigolatrice (1885)

 

 

Bartolomeo Paradiso - Spigolatrici (1909)

 

 

 

Federico Rossano - Mietitura

 

 

Guglielmo Ciardi - Covoni (1879)

 

 

Francesco Gioli - Mietitura (part.) (1886)

 

 

Plinio Nomellini - Mietitura (1910/1915)

 

 

Luigi Bechi - Idillio nel campo di grano

 

 

 

Filippo Palizzi - Grano maturo (1863)

 

 

Raffaello Sernesi - Grano maturo (1865)

 

 

 

palizzi filippo - 1863contadinella e pecora fra il grano

 

 

Anche nei giorni più bui della mia vita,

quando scandire le parole

era più difficile di respirare

e  la luce del giorno e il silenzio della notte

avevano perso ogni significato e differenza,

continuavo a sognare un appiglio a cui aggrapparmi,

un pensiero logico, un sofisma,

anche il più insignificante,

che mi permettesse di stringere l’anima 

in un abbraccio muto e incondizionato,

per non lasciarla cadere nel vuoto infinito,

per non lasciarmi cadere nel gelido nulla ,

per non perdere l’ultima fievole scintilla d’amore

verso la vita, incontro al riscatto,

per non rinunciare del tutto

alla mia dignità di uomo, al senso finale dell’esistenza:

l’amore per me stesso


Plinio Nomellini - Notturno (1905)

 

 

 

La ragazza si è avvicinata alla siepe di ibisco, attratta dagli splendidi fiori rossi, ne ha staccato uno, grande, vivido, e se lo è sistemato per un attimo tra i capelli: il suo sguardo era sorridente, gli occhi luminosi baciati dal sole, le movenze innocentemente maliziose, ma non si rivolgeva a nessuno, consapevole della propria giovinezza, di una vita ancora tutta da scoprire e assaporare, come questa intensa primavera colorata di sole.

 

 

Giovanni Costa - Ninfa del Bosco


 

 

 Mi lascio solleticare dalla frescura della sera:

dopo l’umido calore del giorno estivo,

una brezza leggera si è levata dal buio

come una tenera carezza a cui è impossibile sottrarsi;

il corpo si rilassa, la mente sfugge ai pensieri più ostili,

l’inquietudine allenta la sua presa

e dentro di me sento sciogliersi un’emozione sconosciuta

che, come un sogno d’amore mai compiuto,

mi fa palpitare.

 

Aldo Carpi - Fior d'oleandro (1928)

 

 

 

Francesco Gioli - Fanciulla in un campo di fiori (1879)

Delicati ritagli

rosso cremisi,

sparsi nel verde

dell’estate incipiente,

punteggiano gai

la malinconia

che mi assale

 

 

Torno a chiederti se mi ami e tu fai di si con la testa e di nuovo rispondi che mi ami moltissimo: mi sento sciogliere dentro al pensiero di tutto quello che comporta la tua affermazione, ma non lo do a vedere, ti sorrido appena, come se volessi canzonarti, come se mi avessi appena fatto parte di una piccola bugia all’insaputa di tutti, un piccolo, insignificante segreto tra noi due; ma tu non sei dell’umore di apprezzare la mia ironia, tu hai voglia di affacciarti alla finestra e gridare con quanta voce hai in gola il tuo amore per me: per evitare che questa voglia si traduca in agire, mi avvicino e ti accarezzo la guancia con una mano e poi ti abbraccio leggermente, quasi fraternamente, anche se dentro ribollo di desiderio e di vanità: non ho nessuna intenzione di darti certezze, non devi sapere che anch’io ti amo da impazzire, che non so stare lontano da te, che ogni volta che me ne vado è una sofferenza, io voglio il controllo di questa storia, ma tu non lo saprai

 

Angelo Asti - Portrait of a young girl

 

 

 

Angelo Asti - A beautiful lady

 

 

 

Mi accingo faticosamente a riannodare l’ordito della mia vita amorosa: nella mia mente ormai non più perfettamente lucida, passato, presente e vagheggiamenti di un improbabile futuro a volte si intersecano, altre volte, irragionevolmente, si identificano, ma  più spesso, per fortuna, riaffiorano separati permettendomi di scavare con lucida freddezza nelle profondità della mia anima, estraendone, sia pure poco agevolmente, fatti e immagini che temevo di aver perso per sempre e che ora assumono una luce nuova, forse più vera (mi sbaglio?). Forse sarebbe saggio che fosse un altro a raccontare quella parte della mia vita che tanta importanza ha avuto nella formazione della consapevolezza di me e della mia capacità di amare ed essere amato: sicuramente il racconto guadagnerebbe in obiettività, rispettando con maggiore correttezza analitica e formale i fatti come accaddero e i dialoghi come si svolsero, ma inevitabilmente perderebbe in immediatezza oltre che farmi apparire troppo spesso un debosciato e un edonista piuttosto che quel groviglio di inquietudini e contraddizioni quale io sono da sempre.  Mi arrovello nella difficoltà di scegliere da dove cominciare: quale conforto sarebbe avere una guida spirituale a cui appoggiarmi nei ricordi più controversi, o sfruttare un canovaccio prestabilito per non perdere di vista l’essenziale, il cuore di ogni episodio, ma troppo tempo ho perso per decidermi a scrivere e il timore di perdere nuovamente questa opportunità mi impone di rompere gli indugi, di sciogliere il velo dei ricordi e guardare coraggiosamente dentro di me, combattendo la paura di annegare nell’oceano della nostalgia…

 

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Autoritratto (1899)

 

 

 

Ho così tante paure! Non conosco quelle degli altri, conosco fin troppo bene quelle con le quali sono costretto a convivere battendomi strenuamente per controllarle, per impedire che siano la causa di attacchi di panico e di terrore puro la cui portata non so davvero calcolare; la consapevolezza che tutti hanno paure sotterranee, fobie consce e inconsce, angosce e inquietudini, non mi procura alcun sollievo, nessuna sensazione di solidarietà, semmai di odio verso coloro che cedono davanti all’arrembaggio delle proprie, monito terribile di quello che potrebbe succedere prima o poi anche a me. Un’altro aspetto sconvolgente è stato per me scoprire che alle vecchie ansie se ne aggiungono di nuove, inopportune, indesiderate sensazioni che mi rodono il cuore e il cervello: l’ultima in ordine di tempo è la paura che la casa mi crolli addosso, come peraltro vecchi e recenti fatti di cronaca ci hanno raccontato: nell’appartamento dove vivo mi sento relativamente sicuro, è la mia casa, sento che non mi “tradirebbe”, ma nelle case degli altri, improvvisamente comincio a pensare ossessivamente che lo stabile sta per crollare, per seppellire me e tutti i presenti sotto tonnellate di rovine, di calcinacci, di mobili sventrati, togliendomi il respiro, privandomi della vita: vorrei scappare via senza indugi, gridare “Aiuto…aiuto”, ma poi  mi aggrappo spasmodicamente al pensiero liberatorio che non crollerà subito, ma solo dopo che io me ne sarò andato via e con questa speranza sono in grado di non tradirmi, di continuare a chiacchierare disinvoltamente, di sorridere, apparentemente disteso e a mio agio

Francisco José de Goya y Lucentes - el gran cabron